E’ passato un pò di tempo, ma casualmente ho trovato la relazione dell’evento organizzato dalla rivista ZeroUno del quale ho parlato qui.
venerdì 9 maggio 2008
Relazione evento ZeroUno
Diffusione dei virus su terminali telefonici
Tra i diversi siti che contengono informazioni sui virus per apparati telefonici, per piattaforme Symbian e Windows Mobile questo è uno di quelli che costantemente tengo d’occhio.
Alla prossima!
lunedì 5 maggio 2008
Dati fiscali
A cosa fa riferimento questo post dovrebbe essere chiaro ai più.
Come sintesi, suggerisco questo articolo, tranne sulle conclusioni con le quali non concordo.
In sostanza, direi che l’Agenzia delle Entrate sia in diritto di effettuare la pubblicazione. Le norme che l’articolo citato illustra non esprimono un diniego, nè un criterio di permanenza.
L’assenza di una espressa autorizzazione verso il mezzo “internet” non pregiudica la pubblicazione on line: “sine lege, sine poena” è il principio con cui si basa il nostro ordinamento.
Queste norme, piuttosto, non tengono conto della natura del cambiamento degli ultimi anni, e probabilmente non l’ha fatto, ingenuamente, neppure l’Agenzia delle Entrate.
Due cambiamenti quasi enormi: la normativa sulla tutela dei dati personali, ed Internet.
La prima ci ha educato (e spesso influenzato più che garantito) sotto il profilo della riservatezza delle informazioni. Non ricordo una attenzione alla riservatezza propria ed altrui come quella attuale, parlando dell’“uomo della strada”, quando questa norma non c’era.
Il secondo cambiamento, internet, è di maggiore portata, e naturalmente rende inadatte le logiche tradizionali, ovvero il fatto che il diritto di accesso alle informazioni sia naturalmente soggetto ad una limitazione della diffusione di tali dati per la difficoltà di accedervi, di crearne delle copie e di aiutarne la diffusione.
Tuttavia,
- i dati pubblicati, per essere precisi, sono relativi all’imponibile. Non permettono di risalire al dettaglio, per esempio, delle spese sanitarie, di eventuali donazioni a istituzioni politiche, culturali, religiose. Non permettono di risalire allo stipendio, anche se lasciano intuire il tenore di vita: riferiscono sostanzialmente in quanta parte il contribuente contribuisce con le proprie tasse all’erario
- tali dati sono pubblici o, per essere precisi “destinati alla diffusione”: sono pubblicati sui quotidiani e sono disponibili per la consultazione
- come dicevo, tali dati non sono sensibili: sono comuni come il numero di telefono.
Vedo molta disinformazione. Come mi ha fatto notare un amico, nessuno ha spiegato esattamente quali dati siano stati effettivamente pubblicati ed il loro reale significato. Ho sentito dire addirittura che una qualche associazione di commercialisti ha deciso di sporgere denuncia per danni relativi ai costi che questi devono sostenere per adeguarsi alla privacy, quando a loro dire gli stessi sono poi resi pubblici.
Come se i miei scontrini della farmacia avessero lo stesso valore, per la mia privacy, dell’imponibile dichiarato.
Piuttosto, qualcuno ha visto quanto dichiara il proprio commercialista? :-))))))


