sabato 24 marzo 2007

Paper Security

Mi ha sorpreso questo articolo. Se non altro, perchè è dal 2001 che includo le fotocopiatrici e le stampanti nell'elenco degli apparati da valutare dal punto di vista della sicurezza, nelle aziende, e spesso sono stato considerato un tantino paranoico.
La notizia di per sè non sorprenderà chi fa un uso intensivo di fotocopiatrice di ultima generazione: dei veri e propri computer con interfaccia touch-screen con capacità di interconnessione alla rete (per funzionalità di stampa) e memoria volatile (mica tanto...) per la memorizzazione di documenti da sottoporre a copie successive, elaborazioni di vario tipo e stampa.
Personalmente, ho avuto modo di maturare autonomamente qualche sospetto su questi apparati durante il servizio civile, svolto (ahimè, nonostante la richiesta congiunta con un Centro di Igiene Mentale) negli uffici di una ASL.
La prima volta sono inorridito di fronte a una serie di documenti inerenti trattamenti socio-sanitari lasciati su una fotocopiatrice per errore... In questo caso, ovviamente la tecnologia non c'entra! Il problema, di processo, ma sopratutto di scarsa cultura e buonsenso, può far sorridere oggi, "tempi di 196", ma ricordo che anche allora vigeva una normativa, la buona vecchia 675, talvolta ben più punitiva, anche se talvolta sembra che prima del Testo Unico sulla tutela dei dati personali non vi fossero adempimenti...
La seconda volta, è capitato a me di sbagliare nell'inserire il numero di copie di una grossa mole di fogli che stavo fotocopiando: panico! Avrei dovuto cominciare dall'inizio! Manualmente!!!!
Fortunatamente (!) la fotocopiatrice aveva attiva una funzionalità di recupero e stampa dell'ultima sequenza di fogli memorizzata. Due click e... fatto! L'n-esima copia era di nuovo disponibile!
Ovviamente, inizialmente ho gioito di questa feature! Poi, mi sono posto il problema.
Chiunque potrebbe quindi richiedere la ristampa di una sequenza di copie? Certo, se la fotocopiatrice non richiede la password utente o, ancora meglio, una password specifica per ogni utente. Nate inizialmente come meccanismi di supporto alla fatturazione delle copie, queste funzionalità sono molto utili per la sicurezza, pertanto, perchè non usarle?
La stessa cosa vale per le stampe fatte su stampante di rete, condivisa tra vari uffici e tipicamente posizionata in aree ad accesso pubblico e non presidiato.
Vi è mai capitato di mandare in stampa qualcosa e poi scoprire che non è stato effettivamente stampato?
A me si, anche con la stampante a dieci centimetri dal PC.
Da remoto, potrebbe darsi che i fogli li abbia presi qualcuno...Con il vantaggio che maledirete solo la stampante che, poverina, ha svolto per bene il proprio lavoro...
Rimedi? Tipicamente, tutte le fotocopiatrici/stampanti di rete consentono di specificare una password quando si invia il documento allo spooler. La fotocopiatrice non avvierà la stampa fintanto che non digiterete fisicamente sull'apposito tastierino la parola chiave che avete deciso.
Ovviamente, serve una print-etiquette per evitare che le persone mandino documenti in stampa e poi cogliere l'occasione di prendere un caffè, sospendendo il servizio per tutto l'ufficio, ma i dati personali dei vostri utenti ve ne saranno grati!

venerdì 23 marzo 2007

Ci rivediamo...

E' passato un pò di tempo dal mio ultimo post.
Il fatto è che dopo un bel pò di tempo che ci pensavo, ho cambiato piattaforma di lavoro. Da Linux sono passato a Mac OS.
Sorrideranno coloro i quali hanno spesso intrattenuto simpatiche diatribe pro e contro l'uso di Linux come soluzione desktop, ma voglio loro dire che non ho cambiato idea: sono solo passato da un sistema Unix non sempre supportato dal punto di vista dell'HW per piattaforme desktop e, sopratutto, notebook, ad uno che sotto questo punto di vista ha tipicamente meno problemi di altri (se non altro, perchè il problema non si pone...).
In particolare, il cambiamento di sistema ha seguito un cambiamento di uso dello stesso, grazie sopratutto ai benefici della virtualizzazione, che consente di lavorare su piattaforme ogni volta diverse senza problematiche particolari.
Analogamente, un uso sempre più intensivo del pacchetto Office, sebbene possibile e, devo aggiungere, nella maggior parte dei casi con problemi minori rispetto a quanto mi accadeva con Windows (abbandonato ai tempi della versione 2000), comportava sempre più spesso il ricorrere a Virtual Machine Windows o attese derivanti dal refresh di contenuti grafici.
In buona parte, questi sono problemi risolubili, tuttavia talvolta si accompagnavano alla necessità di fare in fretta, e questo non è sempre compatibile con (il gusto di fare) attività di configurazione.
Forse parlerò in futuro dei motivi che mi hanno spinto su questa soluzione (Mac) piuttosto che altre, ma in sintesi posso elencare:
  • il supporto completo dell'hardware su notebook
  • un S.O. Unix open source (tranne per la GUI)
  • porting di numerose applicazioni Open Source ed in particolare Linux (prima tra tutte l'iniziativa Fink Commander), visibile in molti servizi del S.O.
  • analoghe capacità di virtualizzazione di un desktop Linux
  • integrazione con telefoni cellulari e PDA (il mio E61 gioisce, ed io con lui per non dover usare sempre la tastiera querty da 2,5" ca)
Aggiungo il gusto per l'estetica, che non guasta!

Dal punto di vista della sicurezza, il BSD che pulsa sotto Aqua sembra essere ben supportato con frequenti patch, mentre evito di approfondire con paragoni con altri S.O. perchè, devo ammetterlo, non mi sono ancora documentato un granchè....

Eventi a cui partecipo