Due o più riflessioni a voce alta su notizie riguardo a temi che seguo con interesse.
E' di poche ore la notizia della commercializzazione dell'offerta PosteMobile, l'ennesimo ingresso sul mercato di un Mobile Virtual Network Operator (
MVNO), in questo caso basato sulla rete Vodafone.
La diversità di questo tipo di offerta è abbastanza evidente: si parla di "servizi" e di "SIM": due elementi che tipicamente è più facile associare al MNO piuttosto che al "Virtual", sopratutto il secondo. Fino ad oggi, infatti, il marketing SIM-centrico è stato proprio degli operatori tradizionali, per altro non di tutti. TIM, per esempio, che non vanta certamente la palma della migliore comunicazione verso il mercato consumer, ha "marcato" ogni evoluzione tecnologica della SIM, significativamente identificata con la memoria disponibile (ricordate? 16k, 64k, 128k....), mentre altri (Omnitel se non ricordo male) ha sempre avuto una vocazione più orientata ai servizi remoti o alle applicazioni ospitate sul cellulare.
L'assenza di un gestore che abbia saputo massimizzare entrambe le vocazioni è certamente un peccato, sopratutto considerando che l'unico vero elemento di sicurezza (e di "valore" dell'Operatore presso il cliente) di un terminale telefonico è proprio la SIM, e dato che delle reti mobili la cronaca ci ha insegnato a diffidare, aver mancato ad una piena integrazione dei servizi con questa ha costituito un evidente limite nel delineare una vera innovazione.
Una prima considerazione, una provocazione, altrimenti questo post sembra un cartello pubblicitario: PosteMobile sta diventando quanto di più simile abbiamo al Grande Fratello in Italia, oggi: conti bancari, movimenti (BancoPosta), indirizzi, PEC, e ora la SIM, il tutto in progetto di essere sempre più integrato, con quanto questo possa comportare. Viene da augurarsi che a forma corrisponda sostanza, e che a questa ottima proposition di mercato corrisponda una gestione oculata dei dati dei clienti.
Non so quale sia il controllo che esercitano sulla rete telefonica, ma probabilmente possono accedere anche alle informazioni sulla posizione geografica...
Avendo dato adito alle più inquietanti paure, posso ora parlare di quanto mi premeva mettere in evidenza. Come è noto, per cose fatte o dette, sostengo che la telefonia mobile abbia ancora molto da dire in termini di innovazione tecnologica, servizi e sicurezza.
Fino a oggi, di servizi innovativi (utili) si è visto ben poco: gli SMS in primo luogo, la voce poi, costituiscono lo "zoccolo duro" del mercato e difficilmente la cosa cambierà in poco tempo. Per altro, i pochi servizi veramente utili si limitano all'advertising e sfruttano al più gli SMS.
In questo scenario, l'operatore Poste può giocare un ruolo di "trascinatore" determinante: il connubio tra l'identità mobile (la SIM) ed il conto corrente consentono di sviluppare scenari di servizi che non siano più il riporto del mondo web sul piccolo schermo del telefono, ma qualcosa di effettivamente peculiare, che solo con un telefono è possibile attuare.
Cosa centra questo con questo blog? C'entra, perchè in questo scenario sarà determinante il modo con cui tali servizi saranno realizzati, ovvero il reale rapporto tra senso di sicurezza e sicurezza attuata. Oggi il telefono è ancora percepito come un oggetto personale, quasi alla stregua del portafogli, quasi non fosse collegato a reti Wi-Fi, telefoniche, dati.... Si deve considerare anche che è l'unico strumento hi-tech utilizzato tanto dai giovani che dagli anziani, che poco risente di limiti culturali e di preconcetti sulla tecnologia. Quasi tutti coloro che hanno un cellulare sanno spedire SMS, e questi sono MOLTI di più di coloro che sanno inviare una email. Ed inviare una email è certamente più semplice rispetto a spedire un SMS.
Se il telefono è ancora considerato sufficientemente sicuro, questo lo si deve sia al fatto che molti dei modelli sul mercato sono estremamente semplici, sia perchè tante sono le piattaforme, ma sopratutto perchè il contesto è quello dell'internet ai tempi del worm di Morris: necessità di comunicare, quasi totale assenza di sfruttamento a scopi di mercato, servizi di base.
Come apripista Poste ha quindi l'ingrato compito di testare su di se e sulla propria immagine i rischi correlati all'introduzione di servizi pregiati in questo scenario: immaginate cosa possa significare uno smartphone (non c'è bisogno di cercare prodotti tanto strani: ogni Symbian, per esempio, lo è...) in mano alla casalinga di Voghera con il bluetooth attivo, quando si potrà effettivamente spostare soldi da un conto corrente ad un altro agendo su una applicazione a bordo del telefono.
Con questo non voglio dire che non sia possibile fare servizi in modo sicuro sui terminali telefonici (nè, per carità, che Poste non l'abbia fatto! è il capro espiatorio del post, ma solo casualmente): come ho esordito sul post, la caratteristica che mi colpisce è l'attenzione che è stata portata sulla SIM, che non è da sottovalutare, se sarà la base, come sembra, delle features di sicurezza.
D'altro canto, la SIM è solo un elemento del terminale telefonico, neppure tanto isolato come si potrebbe pensare: non solo le applicazioni telefoniche native, ma su alcuni modelli anche le applicazioni Java hanno oggi maggiore capacità di interazione con essa (es:
JSR 177).
Quando l'ingresso sul mercato degli MVNO di Poste fu annunciato, per altro si parlava di distribuire un (intero) telefono cellulare + SIM, non solo la carta. Sarà interessante capire quali siano effettivamente i punti di forza della loro soluzione.
Chiudo con le riflessioni: tornerò, mi auguro presto, sul questo tema ed in particolare sulla notizia, in attesa di maggiori informazioni.