Nel corso di quest'anno ho tenuto due seminari CLUSIT sulla virtualizzazione.
Per chi leggerà le slide, presto pubblicate, non sarà difficile notare come il mio punto di vista sia critico su questa tecnologia. Come spiego all'inizio del seminario, l'atteggiamento è squisitamente da contraltare: l'informazione sulle tecnologie di virtualizzazione è fin troppo entusiastica anche dal punto di vista della sicurezza ed i benefici sono fin troppo evidenti, e li condivido. Per essere un minimo originale, instillare quella sensata dose di prudenza e sopratutto per dare un valore aggiunto nel trattare il tema, ho preferito quindi mettere in evidenza ciò che può essere evidente ad una occhiata un minimo in profondità sull'offerta di tali prodotti.
Mi fa piacere che certi problemi, che segnalo per l'appunto in quella presentazione, iniziano ad essere trattati anche dal mercato.
Qui VMWare e qui altri vendor rispondono ad un aspetto che probabilmente pochi, forse nessuno, ha ancora percepito come problema, ma che sarà nel tempo evidente: se le aziende oggi necessitano di strumenti di asset management solo per sapere dove hanno installato cosa, figurarsi quando l'IT sarà in buona parte virtualizzata e, di conseguenza, non vi sarà più un legame rigido tra HW e software installato.
Il controllo del ciclo di vita delle VM sarà, credo, un tema caldo del prossimo futuro. Sapere se, dove, quando è in esecuzione un sistema virtualizzato, con quali risorse, a chi sono assegnati i diritti per "accenderlo" o "spegnerlo", essere certi che nella rete aziendale sono in esecuzione solo e soltanto le VM autorizzate, verificare che la concentrazione di guest sugli Host sia congrua con i requisiti di affidabilità, e molte altre questioni oggi aperte, sono aspetti che incideranno notevolmente sui benefici che la virtualizzazione porterà effettivamente nei data center.
Se, quindi, sono lieto che si inizi a parlare ed a proporre soluzioni per queste problematiche, continuo a leggere (anche negli articoli citati) che tra i benefici della virtualizzazione vi è la possibilità di ridurre il personale nell'ambito della gestione IT, ed in questo non sono del tutto d'accordo.
In primo luogo, perchè i suddetti benefici della virtualizzazione riguardano in buona parte la velocità con la quale possono essere fatte alcune delle attività ordinarie, nonchè il fatto che tali attività possono essere fatte in modo migliore. Questo significa probabilmente che sarà possibile fare più cose in meno tempo, che è quello che un'azienda si aspetta dall'IT (ed è il limite percepito oggi dell'IT, dal punto di vista dell'azienda...). La velocità significa minori costi per traguardare il Time To Market, ma anche un potenziale che, dato che la concorrenza sfrutterà le medesime performance, si tradurrà molto probabilmente in cambiamenti finalizzati a potenziare la "capacità di fuoco" dell'IT, piuttosto che a mantenere gli attuali standard con un numero minore di persone.
In secondo luogo, la virtualizzazione ha benefici a mio avviso più elevati per tutte le attività "non ordinarie" nell'ambito della gestione dei sistemi. Per intenderci, la gestione sistemistica non cambierà di molto, e questo varrà anche per la manutenzione HW: cambierà casomai l'impatto sui servizi erogati, sui tempi di fermo-macchina e cose simili...
Ci sono poi le problematiche di migrazione e gestione dell'infrastruttura virtualizzata, che è comunque un pezzo in più da portarsi in casa e da gestire. Senza contare, infine, il fatto che continuo a pensare che l'IT non sia l'unica responsabile dei tempi oggi necessari per portare in campo nuovi servizi o, banalmente, per evolvere servizi già in essere... I tempi di approvazione del budget, di acquisto dell'HW e quant'altro non sono certamente da meno....



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