giovedì 6 marzo 2008

Attacchi alle unità di memoria (2)

Aggiornamento, più che altro una provocazione, al precedente post sul tema.
Che bisogno c'è di cifrare i dati del sistema quando, come si legge dalla documentazione di TrueCrypt:
Paging File
(...)
Also called 'swap file'; Windows uses this file (usually stored on a hard disk) to hold parts of programs and data files that do not fit in memory. This means that sensitive data, which you believe are only stored in RAM, can actually be written unencrypted to a hard disk by Windows without you knowing.

TrueCrypt always attempts to lock the memory areas in which cached passwords, encryption keys, and other sensitive data are stored, in order to prevent such data from being leaked to paging files. However, note that Windows may reject or fail to lock memory for various (documented and undocumented) reasons.


Non ho prove a credito nè a discredito di tale affermazione, che ho sentito più volte, sulla quale non faccio commenti.
In primis, non è detto che il problema sia limitato al solo OS di casa Redmond. Il fatto stesso che esista un meccanismo di lock dimostra quanto meno attenzione al problema. Se poi l'implementazione va in deroga allo stesso....
In secondo luogo, direi che un approccio sensato sia comunque valutare il rischio che dati sensibili che "dovrebbero" trovarsi in memoria, prima o poi finiscano sul disco, da qualche parte, non necessariamente dove vorremmo. Questo vale allo stesso modo per i contenuti dei documenti che stiamo scrivendo, e nessun0 se ne fa meraviglia.

In generale, aggiungerei al mio precedente post sul tema che i meccanismi di cifuratura del disco, se comprendono le aree destinate ai file temporanei, possono quanto meno garantire che tali dati, residenti anche dopo la chiusura delle applicazioni o del sistema, sono quanto meno non leggibili se non si è a conoscenza della password di decifratura del disco.
Tuttavia, quale consolazione alla luce di quanto detto all'inizio...

Il riferimento al software TrueCrypt testé citato deriva dal fatto che da tempo mi ero ripromesso di provare questa soluzione, e che dopo aver scritto di problemi di cifratura mi sono finalmente deciso a farlo.
Della versione in ambiente Apple, per adesso, mi ha colpito favorevolmente il fatto che dopo un certo tempo il servizio faccia automaticamente l'unmount del volume cifrato.
Tornerò a parlarne dopo averlo provato per più tempo.


mercoledì 5 marzo 2008

Ottenere informazioni top-secret

Curioso come, parlando di sicurezza, ci si pongano problemi complessi quando spesso sono trascurati gli accorgimenti di base per proteggere le informazioni più critiche.

In alcune occasioni mi sono stati presentati prodotti che decantano favolose proprietà di sicurezza; quelle sulle quali "non si può discutere" (quanto meno con i commerciali :-) ) in quanto a robustezza sono in genere le soluzioni israeliane o utilizzate in ambito militare. Conosco molti prodotti tra le prime e posso dire che certamente risultano tra i più interessanti, non conosco l'ambiente militare ma non posso pensare che in quell'ambito le soluzioni tradiscano la fama di cui si rivestono.

N.B.
Sono abbastanza disilluso nell'associare prodotti agli ambiti di utilizzo, quindi in generale quando una proposta commerciale è di questo tipo, francamente a me non crea suggestione, anzi... Prevalentemente perchè, come ci insegna l'esperienza, non è il prodotto che fa la sicurezza e tanto meno la sua integrazione sarà indolore rispetto alle caratteristiche che offre.

Leggo qui come l'Air Force americana abbia mandato informazioni riservate ad un sito di una cittadina inglese, semplicemente per un errore di nome di casella email.

E' noto che il DoD (del quale credo l'Air Force faccia parte) è una delle organizzazioni che più spende in sicurezza e, in generale, in informatica.
Non posso pensare che non abbiano strumenti per cifrare i messaggi o per monitorare e gestire problematiche di questo genere.
Come al solito, non sono i prodotti o le soluzioni tecnologiche, che non mancano, l'elemento risolutivo per i problemi più gravi, per quanto siano assolutamente banali.
Dall'articolo è possibile rilevare come errare sia umano e perseverare estremamente diabolico....

martedì 4 marzo 2008

Attacchi alle unità di memoria

Di qualche giorno è la notizia della possibilità di attaccare i sistemi di cifratura dei dischi accedendo al contenuto della memoria del sistema a seguito della sospensione o dello spegnimento "a caldo".
Il video, che ripropongo qui sotto, è certamente interessante, e suggerisco il test disponibile qui.

Ho qualche perplessità sul restringere l'ambito ai sistemi di cifratura del disco: questo commento lo fa anche Claudio qui e la stessa impressione l'ho avuta anche io leggendo la notizia. In primis, leggendo il papero, ci si rende conto di come gli autori non intendano comunque limitare gli effetti potenziali dell'attacco ai soli sistemi di cifratura del disco. Anzi, è interessante la parte in cui si affronta il problema delle chiavi di cifratura in senso generale. L'applicazione nell'ambito dei sistemi di cifratura del disco è sicuramente notevole in quanto fino ad oggi tale contromisura è stata ritenuta tra le più sicure nella protezione dei dati.
Inoltre questo è l'ambito dove le chiavi di cifratura sono mantenute in memoria per tutto il tempo di esecuzione del PC, mentre per attacchi maggiormente finalizzati (es: intercettare il PIN di una smartcard, la chiave di sessione di una comunicazione cifrata et similia) occorre essere a conoscenza dello stato del sistema e delle operazioni in corso.

Questo è il problema per il quale, credo di averlo scritto in qualche altro post, in generale i sistemi di cifratura del file system sono da ritenere validi esclusivamente contro il furto del disco stesso (o dell'intero PC) a macchina spenta. Ben poco possono fare contro attacchi logici, una volta ovviamente che il volume è "montato". Utilizzare partizioni cifrate per il minor tempo possibile, e quindi farne l'"unmount" non appena utilizzati i dati, può essere una soluzione valida per offrire una maggiore protezione degli stessi.
In generale, è una soluzione che adotto quando i dati stessi possono essere effettivamente usati solo per brevi lassi di tempo, il che non è sempre vero (non lo è, per esempio, per la casella di posta). Una regola che "funziona" è mantenere in una partizione cifrata i documenti di attività ormai chiuse, nonchè cifrare separatamente le cartelle dei progetti, così da avere "in chiaro" solo quelle che sto effettivamente utilizzando. Sul Mac è possibile creare con Disk Utility dei file immagine cifrati, mentre su Linux utilizzavo dm-crypt organizzando partizioni separate per le informazioni datate.

A proposito. Se è da un pò che non scrivo, non sono sparito! Solo... è un periodo un pò, diciamo, sovrabbondante di lavoro...

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